Il segreto di Eva


Tra realismo e surrealismo, Sara Giannatempo gioca con gli stereotipi maschili, con l'abbandono e il tormento, in continua commistione fra dimensione privata e pubblica espressa con una teatralità disarmante che trasforma l'osservatore in voyer.

Dores Sacquegna




People, things, animals and landscapes

Sarajt accoglie l’obiettivo fotografico con un approccio modesto perché non teso ad imporre un’invasiva interpretazione o una violenta distorsione.
Il soggetto che si trova a posizionarsi sul trono di protagonista non ha velleità da Divinità o bizze tipiche di attacchi di divismo.
Sarajt ritrae senza accontentarsi della sola ripresa della realtà, interpreta senza sommergere la scena di un mondo del tutto estraneo da quanto già sia contenuto. L’universo femminile al quale approda non è tinteggiato da lustrini e piumette. Le sue eroine non occupano o ambiscono a primati, postazioni da reginette o troni regali.
La sfumatura che l’artista tende a offrire ha la nitidezza della quotidiana messa a nudo con il reale.
Le attenzioni sono focalizzate su un habitat intimo, e, a tratti, dalla nuda compostezza. Non sono chiamati in causa deliri o crisi dalla padronanza isterica. Una fragilità emotiva delicata ma non patetica irradia la freschezza delle sue pellicole.
Il quotidiano non si traveste ma si svela, non indossa mascheramenti o costumi quanto piuttosto tende a gettar via impedimenti di sorta, di costume, di rappresentanza.
Il dominio cromatico che compone questo frapporsi fotografico non attinge mai ad una gamma di pigmenti motivati a suscitare e generare impatti violenti.
Il messaggio è filtrato dalla scena e dai suoi contenuti.

Marta Casati



Il corpo al centro



E’ una sensualità tutta declinata al femminile quella delle fotografie di Sarajt.

Il soggetto degli scatti è sempre la donna, il suo corpo è al centro dello spazio e al centro della scena. Il bianco e nero è ravvivato dal colore di cose, oggetti, materie, usati per il loro valore evocativo e semantico: fiori secchi, caramelle, fili di lana, pezzi di muschio fanno da cornice e sottolineano i titoli, quasi un campionario da catalogo hard e tutti in prima persona (Aspettandoti umida, Vorrei scaldarmi in altro modo, Onde di piacere non riescono a raggiungermi).

Ma a stemperare l’erotismo – o meglio a collocarlo all’interno di un alveo culturale – ci pensano i continui riferimenti alla pittura rinascimentale, con quella visione prospettica frontale, e le porte, le fontane, le semplici architetture in pietra che stanno come altari su cui sacerdotesse in tanga amministrano il culto di Eros. In questo teatro l’uomo è l’interlocutore, l’assente, quindi colui a cui l’artista si rivolge: il gioco è tutto solipsistico e privato, tuttavia offerto con divertimento e complicità al pubblico.

I materiali evocano anche i sensi: il gusto è solleticato, ingolosito dalle caramelle, l’olfatto dal muschio, il tatto dai fili di lana e dalle onde di gel azzurro.
Questi aggetti ludici viene voglia di toccarli, annusarli, perfino mangiarli.

Scatenano i desideri, le fotografie di Sarajt, ed evitano discorsi sociologici sulla condizione della donna all’alba del nuovo millennio.
Perché la donna che è lì rappresentata è quella con la “d” maiuscola.
Non la manager, l’impiegata o la precaria, ma l’amante, la geisha, la concubina.
Una donna che sa cosa vuole, che cerca una risposta concreta alle proprie domande.
Sempre rivolte a lui, all’uomo che non c’è. Ed è un’assenza, questa, che dice più di qualsiasi saggio.

Cinzia Bollino Bossi



Globe Theatre Art

Sara Giannatempo crea un’installazione fotografica in tre scatti, in cui una donna, giovane e nuda, si apre alla vita.E’ una personalissima riflessione sul corpo e sulla femminilità, sul ciclo cosmico dell’esistenza, che inizia sempre nel grembo diu una femmina. Nel suo lavoro la metamorfosi è un’atteggiamento soprattutto psicologico e può essere simbolicamente associata alla trasformazione dell’individuo nel suo processo di conoscenza.

Giuliana Montrasio

Sempre soggetti femminili nelle stampe fotografiche di SARA GIANNATEMPO, corpi di donna raggomitolati in posizione fetale che gradualmente si aprono all’esterno e invocano il contatto. Dal magma primordiale di un mondo senza tempo, un presente nuovo è restituito alla memoria per il tramite dello spettatore-testimone. A lui un accorato appello: “Aiutami ad ardere ancora”.

Chiara Cantoni



In Utero

Sara Giannatempo si confronta sul tema della femminilità e della maternità.

L’opera di Sara ha la forza e la libertà dell’approccio a questi argomenti, senza nessuna forma di sovrastruttura morale.

E’ il moralismo il bersaglio.

La forza di questi lavori sta proprio nel fare emergere al negativo cio’ che solitamente è nascosto nell’atteggiamento quotidiano del luogo comune, relegato in uno spazio di rimozione in cui nulla viene problematizzato, nel quale ogni elemento ha la forza di un principio assoluto.

Ciò che può rendere queste opere difficili da accettare, magari scioccanti, è proprio il fatto che riescono a fare emergere una parte di noi che altrimenti se ne starebbe tranquilla nel pozzo dell’incoscienza, senza misurarsi con la realtà in modo attivo.

Valutare le reazioni che un’opera d’arte suscita nel pubblico è sempre importante, nel caso di Sara è l’intensità delle reazioni ad essere un indice sicuro della qualità del lavoro, ma non si tratta di provocazione a tutti i costi, incontrollata e indifferenziata, bensì di una stimolazione precisa e misurata che vuole metterci di fronte a noi stessi.

Fabrizio Fortini